mercoledì 6 aprile 2011

Speranza per Caserta e i clandestini - La gestazione della questione Lampedusa -

Nel rumorosissimo silenzio del "centrosinistra" nazionale, l'attuale maggioranza di governo, presidiata dalla Lega, sta portando a compimento vari colpi contro il senso di umanità e dignità delle persone.

La questione riguarda la "deportazione" degli immigrati da Lampedusa in improvvisati campi di accoglienza, stranamente quasi tutti al sud, tra cui anche la tendopoli costruita nella ex Caserma Andolfato tra Santa Maria Capua Vetere e Capua.

La gestazione della questione Lampedusa e i suoi immigrati è da imputare alla precisa volontà di lasciare che il fenomeno cresca per poter soffiare sul fuoco dell'intolleranza. Quando si fa in modo che la popolazione di una piccola isola venga completamente sovrastata e investita da uno "tsunami umano" di libici, tunisini, algerini, egiziani come pretesto per giustificare l'impossibilità di accoglierli, appare utilizzabile come buona anche una politica di respingimento. La più antipolitica delle scelte. Con l'aggravante che il governo ha scelto di defilarsi dal problema per avere il tempo di convincere e persuadere l'opinione pubblica che una tal massa di persone in Italia non può e non deve trovare accoglienza, col ricatto: "vedete cosa è successo a Lampedusa? Se non li respingiamo succederà ovunque". Balle. Il "fuori dalle balle" pronunciato da un ministro della nostra Repubblica si ridimensiona in un più modesto e semplice "balle".

Qualche dato dalle pagine di Famiglia Cristiana: nel 1991 arrivarono 28 mila albanesi, nell'agosto altri 20 mila. Nel 1992 la guerra in Somalia portò 12 mila somali. Tra il 1992 e il 1996 arrivarono 80 mila ex jugoslavi. Nel 1999 oltre 30 mila kosovari. Nel 2000 quasi 30 mila profughi, specie curdi iracheni. Molti vivono con noi senza che l'Italia se ne accorga, si stima siano circa quattro milioni gli stranieri nel nostro Paese. Solo a Caserta città ce ne sono oltre 3000 che curano le nostre coltivazioni, le nostre costruzioni, i nostri bar, i nostri ristoranti, le nostre case, i nostri anziani, i nostri figli e ci dicono che dobbiamo trattarli come corpo estraneo?

Se la volontà è quella di lasciare più immigrati che abitanti a Lampedusa come esempio nazionale, non è solo incapacità di risolvere il problema, l'intento è proprio quello di giustificare il respingimento a prescindere. Per crearsi un alibi vogliono istruirci e farci apparire tutti indistintamente intolleranti, insofferenti, ostili agli abitanti di altri paesi. Già associare la parola "clandestino" a chiunque fugga dalla propria terra è emblematico, ha uno scopo di criminalizzazione. Depenalizzano i reati di chi ruba milioni di euro alle casse dello Stato e contemporaneamente ne inventano uno nuovo (clandestinità) in capo a chi non ha niente, se non l'aspirazione ad una vita decente. Grazie Lega. Grazie Italia.

Speranza per Caserta chiede a chi ne ha il compito, cittadini compresi, di fare pressione affinché vengano adottate le misure di dignità e decoro che fanno parte del patrimonio genetico del nostro Paese, tra i più generosi del mondo, per i nostri simili in difficoltà molti dei quali vogliono solo ricongiungersi ai loro familiari già in Europa per lavoro. L'accesso alla caserma Andolfato, così come pure in tutti i centri di accoglienza, è riservato solo alle organizzazioni umanitarie e ai mediatori culturali (Suor Rita Giaretta e padre Giorgio ci hanno allertato) e, come se si dovesse nascondere chissà cosa, l'ingresso non è permesso nemmeno ai parlamentari per espresso ordine del Ministro dell'Interno. Anche senza entrare, esortiamo le forze in campo ad adoperarsi per trattare il problema con giustizia e umanità, chiedendo tutte le garanzie che restituiscano quella dignità di vita che ha spinto persone in pericolo verso una nuova esistenza, in Italia, in Francia o altrove. Se la vera forza sta nell'aggregare, non nel respingere o rimpatriare, dimostriamo anche noi di essere forti. 

Addetto stampa Speranza per Caserta
Marco Rossi
www.speranzaprovinciale.it

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