lunedì 8 febbraio 2016

Miseria e nobiltà Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere Giovedì 11 febbraio, ore 21.00


Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere
Info 0823799612
Giovedì 11 febbraio, ore 21.00

Miseria e nobiltà
commedia in due parti di Eduardo Scarpetta
rielaborazione e regia di Luigi de Filippo

con (in o. a.)
Pupella, Fabiana Russo
Concetta, Stefania Aluzzi
Luisella, Stefania Ventura
Gioacchino, Il Padrone Di Casa, Vincenzo De Luca
Luigino, Giorgio Pinto
Pasquale, Massimo Pagano
Peppeniello, Michael Imperatore
Felice Sciosciammocca, Luigi De Filippo
Eugenio, Marchesino, Carlo Zanotti
Il Cuoco, Giorgio Pinto
Vincenzo, Cameriere, Vincenzo De Luca
Gaetano Semmolone, Paolo Pietrantonio
Biase, Michele Sibilio
Il Marchese Ottavio, Luca Negroni
Gemma, Francesca Ciardiello
Bettina, Cameriera, Claudia Balsamo

La ripresa di questa storica e famosa commedia da parte di Luigi De Filippo che ne è autorevole protagonista e regista, vuole essere un omaggio a Eduardo Scarpetta, riformatore del Teatro napoletano, che proprio in questa "Miseria e nobiltà" aveva compiuto la sua riforma, con l'invenzione e la consacrazione del personaggio di don Felice Sciosciammocca, prototipo del napoletano piccolo borghese, che sostituisce Pulcinella, maschera d'altri tempi.
La fame è  il tema della commedia, e da quando Scarpetta  scrisse questo testo  fino ad oggi, la fame è rimasta immutata: la fame di lavoro, la fame di sopravvivenza, la fame di giustizia, quella fame che, soprattutto nel Mezzogiorno, se non soddisfatta, può provocare grandi sconvolgimenti
E' celebre il finale del primo atto. Tutti in scena siedono avviliti perché ogni tentativo di procurarsi da mangiare è fallito;  improvvisamente un cuoco e due sguatteri entrano portando ogni ben di Dio, nessuno si chiede da dove provenga quella grazia e tutti scattano come molle avventandosi sui maccheroni fumanti.
E' la scena che rappresenta e riassume in termini di grottesco, non il dramma di due famiglie, ma la secolare tragedia di un popolo.
La vicenda è semplice: Eugenio, un giovane nobile, ama la figlia di un buffo cuoco arricchito. Temendo di non avere dai suoi genitori aristocratici il consenso alle nozze, chiede l'aiuto di Don Felice Sciosciammocca, scrivano pubblico, povero e affamato.
Sciosciammocca e alcuni suoi amici, altrettanto poveri e affamati, dovranno fingersi genitori e parenti nobili del marchesino Eugenio e presentarsi dal cuoco credulone e sciocco: da qui una serie di  equivoci estremamente divertenti che rendono questa commedia tra le piu' famose del repertorio napoletano.
Luigi De Filippo, degno erede della grande tradizione teatrale napoletana, è l'umanissimo interprete della vicenda, assieme alla sua Compagnia di Teatro composta da undici attori.
Uno spettacolo da non perdere.
Un divertimento raro nel panorama del nostro teatro contemporaneo. Commedia estremamente comica ma anche amara, a detta della  critica  "degna della firma di Moliére".
La tradizione è il nostro passato, ma è un passato che insegna.



Ufficio stampa per Teatro Pubblico Campano
Raimondo Adamo

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